
Foto tratta da flickr
Riporto una piccola parte di un capitolo del libro di Saviano…Gomorra. Una parte che forse, più del sangue, dei morti ammazzati, delle torture e del sadismo mi è rimasta impressa…”L’odore di qualcosa di indefinibile”. Quella sensazione…descritta minuziosamente ma che lascia poco alle parole…Una sensazione che rimane per sempre…Davanti agli occhi, sulla lingua, in fondo al naso, su tutto il corpo…La senti, la associ, ma non riesci a capire il perché…e non te ne liberi. Come se avesse sempre fatto parte di te. Provoca quasi dolore fisico… Condiziona i sensi e cambia il modo di percepire…portata da quella guerra che non fa solo morti nel corpo ma che uccide chi, pur non avendo ferite e cicatrici visibili agli occhi, vede e sente morire una parte di se…
[…] Avevo addosso come l’odore di qualcosa di indefinibile. Come la puzza che impregna il cappotto quando si entra in friggitoria e poi uscendo lentamente si attenua, mischiandosi ai veleni dei tubi di scappamento. Puoi farti decine di docce, mettere a carne a mollo in vasca per ore con i sali e i balsami più odorosi: non te la togli più di dosso. E non perché è entrata nella carne come il sudore degli stupratori, ma l’odore che ti senti addosso comprendi che l’avevi già dentro; come sprigionato da una ghiandola che non era mai stata stimolata, una ghiandola sopita che d’improvviso si mette a secernere, attivata ancor prima che dalla paura da una sensazione di verità. Come se esistesse qualcosa nel corpo in grado di segnalarti quando stai fissando il vero. Con tutti i sensi. Senza mediazioni. Una verità non raccontata, riportata,fotografata, ma è lì che ti si dà. Capire come funzionano le cose, come va il percorso del presente. Non c’è pensiero che possa attestare verità a ciò che hai visto. Dopo aver fissato una guerra di camorra nelle pupille, le immagini troppo numerose gonfiano la memoria, e non ti vengono in mente singolarmente ma tutte insieme, sovrapponendosi e confondendosi. Non puoi fare affidamento sugli occhi. Non ci sono rovine di palazzi, dopo una guerra di camorra, e la segatura secca presto il sangue. Come se fossi stato solo tu a vedere o subire, come se qualcuno fosse pronto a indicarti col dito e dire “non è vero”.L’aberrazione di una guerra di clan, capitali che si fronteggiano, investimenti che si scannano, ipotesi finanziaria che si divorano,trova sempre una motivazione consolatrice, un senso che possa spingere altrove il pericolo, capace di far sentire lontano, lontanissimo un conflitto che sta avvenendo nell’androne di casa. Puoi collocare tutto in un casellario di senso che lentamente ti costruisci, ma gli odori, quelli non possono essere irreggimentati, ci sono. Lì. Come traccia estrema e unica di un patrimonio d’ esperienza disperso…
Tratto da “GOMORRA”
di Roberto Saviano
By Jane.
Posted by fredom
at
11:42
| Comments (0)
| Trackbacks (0)